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Fabbri
Agenore
Cane della guerra
Dalle
strutture aspramente petrigne della sua terra (la Toscana senza idilli,
del boccone di terra carpito alla montagna) e dagli umori sulfurei e
provocatori della sua gente, Agenore Fabbri ha derivato la scabra
virulenza del suo linguaggio plastico, fatto d'addensate sovrapposizioni
di gangli materici, in viluppi taglienti e puntuti di una consistenza
vetrosa, anche quando modella la docile terracotta.
Il drammatico realismo che carica di note lancinanti tutte le opere di
Fabbri, anche quelle apparentemente improntate alla tecnica informale,
trova esca in un'esasperata sensibilitā difensiva dell'uomo moderno
insidiato da un tecnicismo mostruoso. Eppure, al limite, la pugnace
reazione di Fabbri non č vittimistica, supinamente fatalista. Il mostro
in cui addensa i suoi tremori sarā anche feticcio catalizzatore.
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