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Marini Marino
Cavallo
La ferrea misura
plastica e volumetrica che si riconosce alla scultura di Marino non
contrasta affatto con la raffinatissima policromia con cui impreziosisce
molte sue sculture, gessi e legni e bronzi: le aggredisce con le vernici
e con le tempere, con gli acidi e con il catrame; in ogni caso,
comunque, tale intervento non appare mai additivo e puramento
esornativo, perché l'epidermide policroma aderisce perfettamente ed
anzi potenzia la struttura volumetrica, esaltandone l'estensione e la
concentrazione spaziale, instaurando rapporti chiaroscurali sottilmente
variati, spesso sfasati rispetto al naturale gioco delle luci e delle
ombre. Il cavallino del '52, finemente cesellato come un idolo
misterioso, è documento esemplare di questa trasfigurazione mariniana
della materia opaca.
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