VILLA
RIZZARDI – GIARDINO DI POJEGA – NEGRAR DI VALPOLICELLA
Contessa Guerrieri Rizzardi
In
1783 Count Adriano Rizzardi instructed architect Luigi Trezza to create a garden
- inspired as closely as possible to Polifilo’s canons - at the centre of his
Pojega vineyards in the Valpolicella region, an area long known and appreciated
for its wines. Trezza succeeded in combining the spectacular formal garden of
the Italian tradition with the romantic one, making of Pojega ‘one of the last
gardens designed to be an Italian garden’ (G. Masson).
Extending
over a 30,000-square metre surface, the garden unfolds on three different levels
parallel the one to the other; a semicircular extension houses a ‘green
theatre’ whose perfectly proportionate steps consist of box and cypress hedges,
the niches of the amphitheatre housing statues depicting a number of
mythological figures from Greek tragedy and comedy carved out of horn-beam.
From
the theatre, through a colonnade of carefully clipped cypresses, one can glimpse
the lemon-houses giving onto the box parterre a few steps above the pond. The
top garden, instead, houses a thicket of horn-beams, holm-oaks, yews, maples and
dwarf palms (Trachycarpus fortunei), teeming with stone animals created
by Muttoni. Among the trees there suddenly appears an enchanting circular small
temple, crowned by a green dome of horn-beams, with vistas opening onto the
greenery between one statue and the other.
Nella
zona di Valpolicella, da secoli conosciuta ed apprezzata per i suoi vini, al
centro del suo vigneto di Pojega, il conte Antonio Rizzardi incaricò nel 1783
l’architetto Luigi Trezza di creare un giardino che si ispirasse il più
possibile ai canoni di Polifilo. A lui si deve l’abilità di aver saputo
conciliare il giardino della grande tradizione italiana, spettacolare e formale,
con quello romantico, rendendo così Pojega “ uno degli ultimi giardini
disegnati per essere un giardino all’italiana” (G. Masson).
Esteso
su un’area di 30.000 metri quadrati, il giardino si sviluppa su tre livelli
diversi e tra loro paralleli; in un’appendice semicircolare è stato
realizzato un teatro di verzura, i cui gradini, in proporzione perfetta, sono
costituiti da siepi di bosso e cipresso, e le nicchie dell’anfiteatro
che ospitano statue raffiguranti vari personaggi mitologici della commedia e
della tragedia graca, sono state ricavate nel carpino.
Dal
teatro, attraverso un colonnato di cipressi potati ad arte, si possono
intravedere le limonaie che danno sui parterre in bosso pochi gradini sopra il
laghetto. Il livello superiore del giardino ospita invece un boschetto di
carpini, lecci, tassi, aceri e palmette nane (Trachycarpus fortunei),
popolato da animali in pietra del Muttoni. Tra gli alberi all’improvviso
appare un incantevole tempietto circolare, con una cupola di verzura creata dai
carpini, e riquadri aperti sul verde tra una statua e l’altra.
